La Legge Mancino è anticostituzionale perché in contrasto con l’art. 21 della Costituzione che garantisce libertà di espressione ai cittadini.
Nel 1974, negli anni del terrorismo comunista, la Corte Costituzionale dichiarò illegittimo l’art. 415 del Codice penale nella parte in cui prevedeva come reato l’istigazione all’odio tra le classi sociali. La motivazione in quel caso era proprio l’art. 21 della Costituzione: due pesi, due misure…
“Signori attenti: l’Italia diventa un paese razzista ogni giorno che passa”: così assicura Il Dubbio, per una volta senza dubbi. Perché a sancirlo sono “tre giuristi”, riuniti a convegno da Luigi Manconi.
Di questo ex picchiatore lotta continua divenuto senatore e
convivente con la Berlinguer (due milionari di Stato) abbiamo dovuto
parlare recentemente: per segnalare che Gentiloni, scaduto, da ex
compagno extraparlamentare, ha messo il compagno Manconi a capo
dell’UNAR , Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali. Ossia di un
ente incistato nella Presidenza del Consiglio, che costa più o meno 40
milioni l’anno di denaro di noi contribuenti. Una montagna di soldi
esenti da controllo; che, prima, il precedente direttore dell’UNAR dal
cappottino arancio spendeva in finanziamenti a circoli omosessuali
dove avvenivano orgette e spacci di coca.
Oppure in cose del genere, come risultava da qualche estratto contro UNAR: “Spese per le attività di contrasto alla pedofilia” (Cap. 519) per complessivi euro 361.810,00
destinati a: euro 300.000,00 al mantenimento on line del Portale Web
dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia
minorile. Le spese si sostanzieranno nell’acquisto di un servizio di
hosting; euro 61.810,00 a garantire la necessaria manutenzione ordinaria
ed evolutiva del Portale”.
L’UNAR andava semplicemente chiuso. Invece, nelle mani di Manconi in
Berlinguer, i fondi vengono utilizzati per pre-costituire l’atto di
accusa contro il popolo italiano che non è d’accordo ad essere inondato
da migranti di colore: è “razzista”, quindi commette un crimine. Il
crimine di discriminazione. Che ovviamente va represso. E infatti
l’UNAR, lo sappiate o no, ha poteri impliciti di repressione. Ne ho già
accennato qui:
Fra i suoi scopi c’è “l’assistenza alle vittime di discriminazioni per dare seguito a denunce, e lo svolgimento di inchieste indipendenti
in materia di discriminazione”; infatti l’UNAR può condurre “Indagini”
poliziesche; ha un costoso centralino telefonico che raccoglie le
delazioni su episodi di “discriminazione”, e le trasforma in “denunce”
alla polizia – più precisamente al corpo di polizia appositamente
creato da PS e CC per reprimere i “reati di omofobia” o e in genere di
discriminazione. Questo nuovo corpo di chiama OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori) ,
è stato finora poco operoso, con gran dispiacere delle sinistre di
governo, Boschi, Fedeli, Gentiloni, Bonino. Ma adesso Manconi lo
solleciterà a reprimere i criminali italiani colpevoli di “razzismo”.
Sotto le mani sapienti del LottacOntinua diventato ricco, che ha scritto un libro sui migranti intitolato “Accogliamoli Tutti”,
l’UNAR sta diventando il perfetto organo di regime di delazione e
repressione, se vogliamo una piccola Ghepeù o NKVD. Il nuovo KGB che
tanto manca ai rossi di governo. Per colpire le conversazioni, le
opinioni, i sussurri “razzisti” o “discriminatori” che comunicate a un
vicino, o di cui parlate su Facbook e sulle vostre mail.
Non è affatto un’esagerazione. Pochi giorni fa, il governo Gentiloni, scaduto, ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale delle modifiche e delle norme attuative dell’art.604 bis del codice penale ( Decreto legislativo 1 marzo 2018 n.21, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 22 marzo 2018 n.68)
che amplia enormemente il “delitto”, anzi i “delitti contro
l’uguaglianza” (sic), in modo da offrire agli inquisitori e repressori
la più ampia latitudine nella interpretazione concreta del “delitto” e
nella applicazione della “pena”. Di fatto, una frase incauta in un blog o
su Facebook vi può costare mesi di reclusione e multe da 6 mila euro.
Questa norma Gentiloni è stata dunque raccordata bene con la nomina
di Manconi al futuro organo di repressione penale; e l’immediata
organizzazione da parte di Manconi di un convengo di “giuristi” che
denunciano “Il popolo italiano diventa razzista ogni giorno di più”, e
quindi va disciplinato ci conferma che il tutto è parte di una
strategia coerente e totalitaria contro la libertà di opinione, di
espressione, anzi, contro la libertà di esprimere dissenso contro
l’andazzo immigrazionista-omosessualista corrente, e di chiamare a
raccolta l’opinione pubblica per cambiarlo.
Ovviamente i “giuristi” che Manconi s’è scelto li ha selezionati perché adatti allo scopo. Luigi Ferraioli è l’ideologo omogeneo, scrive su Il Manifesto ed ha partecipato, “ in qualità di componente del collegio giudicante, a numerose sessioni del c.d. “Tribunale permanente dei popoli (TPP)“, tribunale d’opinione esplicitamente concepito e praticato come tribunale supplente, fondato da Lelio Basso”.
Basso essendo stato il fondatore del PSIUP, Partito Socialista di Unità
Proletaria, che è stato il semenzaio dei movimenti
estraparlamentari della sinistra picchiatrice (Da cui vengono Manconi e
Gentiloni). Giovanni Maria Flick è l’utile servo di
ogni potere che sappiamo. Come ministro di “grazia e giustizia” (fra
virgolette) del governo Prodi (1996-98), un Prodi messo lì per
completare le svendite delle aziende pubbliche italiane ai “mercati”, il
Flick-Flock si distinse durante “ il processo contro l’ex ufficiale
delle SSErich Priebke. Il “giurista” che ordinò di condannare un già assolto.
Quando Priebke venne assolto – dai giudici militari – i parenti delle vittime delle Fosse Ardeatine si ribellarono insieme alla comunità ebraica di Roma
costringendo i giudici a restare assediati in tribunale fino a notte
fonda. Fu il ministro Flick a porre rimedio alla situazione con un gesto
senza precedenti nella storia repubblicana: il ministro annullò
la sentenza e diede ordine che il processo venisse rifatto da capo e
che si giungesse alla condanna dell’imputato” (Wikipedia). Un
ministro della giustizia che non teme di distorcere la giustizia in
questo modo, come vuole il potere del momento; che dunque può
organizzare anche “processi farsa” come ai tempi della Ceka in URSS.
Sotto le istruzioni di Mankoni, costui ci sta accusando
collettivamente di essere razzisti.
Il terzo “giurista” è Giuliano Amato:
l’immarcescibile fiduciario di tutti i poteri forti, l’uomo che tradì
Craxi (di cui era braccio destro) per ordine dei globalisti, quindi
salvato da Mani Pulite, deputato e vicesegretario Psi, vicepremier, due
volte premier (“privatizzazioni” di aziende pubbliche, complicità
con Ciampi quando Soros attaccò la lira), ministro del Tesoro (due
volte), dell’Interno, delle Riforme, degli Esteri, senatore dell’Ulivo e
deputato dell’Unione, candidato al Quirinale nel ’99, nel 2006 e nel
2013, “vicino” (si dice così?) al Montepaschi (con cui ha legami molto stretti nella gestione Musssari)
consulente Deutsche Bank, e infine promosso da Napolitano – e
salvato ancora una volta dalle inchieste su Montepaschi – che lo
promuove giudice costituzionale”. Capito che tipo di “giurista”? Attenti alle vostre libertà, italiani. (Altri libri di Manconi)
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