sabato 7 maggio 2016

Il vero autore della Legge Mancino

A dimostrare la centralità del Paradigma Olocaustico nell'immaginario contemporaneo,
è anche, intrecciata con la lotta al revisionismo storico, la crociata condotta dal Sistema contro il "razzismo" .
Tra i percorsi legislativi più emblematici quanto alla duplice repressione del pensiero, è quello francese. Invero, se già il Palazzo di Vetro ha imposto agli Stati di recepire, dopo il delirio dei Sacrosanti Human Rights, la repressione mondialista incarnata dalla "Convenzione Internazionale sull'Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Razziale" (aperta alla firma a New York il 7 marzo 1966 e recepita in Italia dalla legge 13 ottobre 1975 n.654) e se già l'antesignano Israele ha posto il veto ad ogni olodubbio il 16 luglio 1986, il primo tra i paesi del Libero Occidente a introdurre nella propria legislazione il crimine di revisionismo storico è la Francia. (34)

A chiarirci le cose nel modo più limpido è infatti il presidente socialista François Mitterrand, firmatario della legge 90-615 - alias "Fabius-Gayssot" o anche solo "Gayssot", eponimizzata dai cognomi dell'ebreo socialista Laurent Fabius e del goy comunista Claude Gayssot - il 13 luglio 1990, vigilia della 201esima ricorrenza della Gloriosa Bastigliese, coi ministri Rocard, Dumas, Arpaillange, Chevènement, Tasca, Pierre Joxe e Jack Lang (i due ultimi, anch'essi ebrei). La legge liberticida, progettata fin dal 2 giugno 1986 sulla falsariga della legge Pleven del primo luglio 1972 (a sua volta impostata sul Decreto Marchandeau del 24 giugno 1939), riceve inatteso vigore dalla Isteria Democratica e dalla Mobilitazione Generale scatenate dopo che, nella notte tra il 10 e l'11 maggio, era stato opportunamente profanato da ignoti/immondi "nazisti" il cimitero ebraico di Carpentras, in Provenza.

Ideata sotto l'egida del Gran Rabbino René-Samuel Sirat da una cricca formata dal mulatto Harlem Désir, dal bianco Jean-Pierre Azéma e dall'ebraico quintetto composto da Hélène Ahrweiler, François Bédarida, Serge Klarsfeld, Pierre Vidal-Naquet e George Wellers, la 90-615, pur respinta due volte dal Senato, viene approvata dall'Assemblea in seduta notturna il 29-30 giugno da 308 socialcomunisti, di cui 305 assenti (ma con delega conferita ai tre presenti), contro 265 oppositori, di cui 263 assenti. I due unici oppositori presenti sono il deputato liberalgollista Louis de Brossia e la rappresentante del Front National Marie-France Stirbois (unico deputato del FN in virtù del sistema elettorale maggioritario, malgrado il partito di Le Pen abbia raccolto il 13% dei suffragi).

Senza pudore, l'art.9 suona: "Saranno puniti delle pene previste [... ] coloro che avranno contestato, attraverso uno dei mezzi enunciati all'art.23, l'esistenza di uno o più crimini contro l'umanità, come sono definiti dall'art.6 dello statuto del Tribunale Militare Internazionale annesso all'Accordo di Londra dell'8 agosto 1945 e che sono stati commessi sia dai membri di una organizzazione dichiarata criminale in applicazione dell'art.9 del detto statuto, sia da una persona riconosciuta colpevole di tali crimini da un tribunale francese o internazionale" .

Ancora non soddisfatti della repressione del pensiero ottenuta con l'Oscenità Fabiusiana, a partire dal dicembre 1992 gli ebrei Charles Korman (avvocato della LICRA) e Patrick Gaubert (incaricato dal ministro dell'Interno Charles Pasqua della "lotta contro il razzismo e l'antisemitismo" ) (35) vanno elaborando dispositivi legali ancora più duri e restrittivi, che per il "crimine" di revisionismo non prevedono più pene da un misero mese ad un anno di carcere, misere multe da 2000 a 300.000 franchi e sanzioni a favore di associazioni "antirazziste" , ma le elevano a due anni di carcere e mezzo milione di franchi, oltre a più dure sanzioni suppletive; per il 1995, "anno europeo dell'armonia tra i popoli" - il delirio è del "belga" Arieh Doobov in The Jerusalem Report del 20 maggio 1993 - è previsto il varo di un duplice piano contro l'"intolleranza razziale" e il revisionismo storico da parte dell'Europarlamento .

Nella primavera 1993 anche in Italia, prendendo a pretesto l'esistenza dei cosiddetti naziskin - superior stabat lupus, già ammoni' Fedro - e le atrocità della lotta interetnica nell'ex Jugoslavia, sulla scia delle leggi anti-revisioniste che imperversano in Europa e sull'onda emotiva di fatti montati quali l'"aggressione neonazista" a suon di benzina e sfregi denunciata il 15 aprile dal cingalese Mohideen Nowfer (tosto precipitata nel dimenticatoio da ogni demo-maitre-à penser dopo la scoperta che il cingalese le lesioni se le era auto-inferte per attirare commiserazione dai benpensanti) , il Regime di Occupazione Democratica approva un decreto-bavaglio. Immerso nella melma della corruzione, timoroso delle crescenti reazioni popolari contro un'immigrazione insensata e criminale, col pretesto di punire il "vilipendio" , l' "incitamento all'odio razziale" e la violenza "di stampo razzista" il governo del socialista Amato pone, in extremis prima delle ingloriose dimissioni, le basi per punire col carcere fino a sei anni ogni indagine storica "non conforme", in particolare ogni critica al Popolo Santo.

Il terroristico decreto n.122 del 26 aprile 1993, convertito il 25 giugno nella terroristica legge n.205 "Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa", formalmente nato nel cocuzzolo del sessantottin- socialista Claudio Martelli, conferisce infatti dal 27 aprile 1993, giorno di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n.97, poteri di repressione discrezionale pressoché illimitati non solo ai magistrati, ma anche direttamente agli organi di polizia. Ciò in virtù della criminalizzazione del pensiero, dell'evanescenza del vocabolo "discriminazione" (vedi la critica dell'ebreo Pierre-André Taguieff, scettico sulla possibilità di trovare al termine un nucleo semantico che lo definisca inequivocamente in riferimento alle infinite situazioni percepite come "discriminatorie" ) e dell'assoluta vaghezza precettizia. Con tale pronuncia legislativa il vero problema è rappresentato dall'arbitrio riposto nelle mani di un qualsiasi procuratore della repubblica e di un qualsiasi funzionario di polizia che vogliano perseguire semplici esposizioni di idee contrarie alle loro (compresa, ad esempio, come afferma nel settembre 2001 il già detto ministro leghista Roberto Maroni, la necessità di adottare una corsia immigratoria "preferenziale" per i figli e i nipoti degli italiani un tempo emigrati), affermando che le stesse sarebbero fondate sulla "superiorità" , sull'"odio" o sulla "discriminazione" razziale. Criminalizzando, cioè, espressioni di pensiero fondate sul ragionamento, sullo studio e sull'approfondiment o storico.

Le supreme finalità del democratico abominio vengono esplicitate nell'anniversario della Liberazione Antifascista dal ministro democristiano di Polizia Nicola Mancino (guidato nel percorso non tanto dal Martelli, quanto dal caporabbino di Roma Elio Toaff e dal deputato repubblicano Enrico Modigliani, ebreo, il vero artefice della legge). Nessuno osi alzarsi contro il Bene del Mondialismo e le Bellezze del Multirazzialismo: l'Europa e l'Italia devono svolgere il ruolo di province dell'Impero, trangugiare anch'esse, volenti o nolenti giusta il monito di James Paul Warburg, il boccone mortale.

Il 25 aprile 1993 concorda quindi Mancino (otto mesi dopo inquisito coi tirapiedi del servizio segreto SISDE per una torbida vicenda di sottrazione di fondi statali, poi defilatosi per un triennio, assurto dal maggio 1996 al maggio 2001 a seconda carica dello Stato quale presidente del Senato con il democristosinistro Romano Prodi, il neocomunista Massimo D'Alema e nuovamente il mondialista ex-socialista Giuliano Amato, infine addirittura favorito nella gara a Inquilino del Quirinale nell'aprile 1999): "Siamo ormai una società che deve guardare alla sovrannazionalità e alla multirazzialità ". Rimobilitato per rinverdire l'Immaginario Partigiano, ribadirà il concetto, incitando al liberticidio, il 25 aprile 2000: "Al razzismo riaffiorante si unisce un revisionismo che non ha alcun diritto di cittadinanza storica e culturale. Guai se noi italiani esorcizzassimo, in nome di una presunta bonomia, i fantasmi che agitano le nostre città. Guai se tollerassimo come semplici ragazzate lo sventolio di simboli di morte" (corsivo nostro).

In parallelo Tullia Calabi Zevi, testé fatta decima "donna coraggio" dall'Associazione Nazionale Donne Elettrici di Brescia (il 31 marzo, "nel salone varivitelliano di Palazzo della Loggia, alla presenza del prefetto Antonio di Giovine, del sindaco Paolo Corsini, di Flavia della Gherardesca, presidente nazionale dell'ANDE e di Beatrice Rangoni Macchiavelli, presidentessa del gruppo attività diverse dell'assemblea economica della Comunità Europea", giubila Shalom n.4/1993) e "Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica Italiana" dall'Inquilino del Quirinale Oscar Luigi Scalfaro su proposta del presidente del consiglio Amato, presidentessa dell'Unione delle ventuno Comunità Ebraiche italiane, rilascia benemerenze alla psico-polizia, bacchettando i credenti nel libero pensiero: "La decisione del ministro dell'Interno di chiudere le sedi dei gruppi naziskin è coerente con la determinazione da lui sempre espressa contro tutte le tendenze eversive. In democrazia è necessario vigilare contro tutti coloro che sono contrari ai suoi princìpi" (sic!, "sono" e "princìpi", non: "compiono atti" criminali, a meno certo che per la Zevi siano crimini anche il pensare e discutere).
Già nella prolusione all'ANDE, del resto, la "donna coraggio" aveva unito al monito antirevisionista l'istigazione repressiva invasionista: "Un premio che cade in un momento particolare. Sono infatti trascorsi cinquant'anni dalla fine della guerra e dai campi di sterminio nazisti, e il passare del tempo comincia a sentirsi: il senso di colpa va attenuandosi, si iniziano a negare gli orrori e vanno profilandosi alcuni precisi segnali di pericolo per la convivenza civile; questi non vanno ingigantiti ma su di essi bisogna attentamente vigilare.E' infatti possibile arrivare all'accettazione del diverso solo mediante un lungo lavoro di educazione e conoscenza, per il quale e nel quale le donne possono avere un posto di primo piano".

Pochi mesi più tardi l'argenteocrinita maestrina - ripetiamo, il 13 agosto 1993 auto-candidata alla direzione pedagogico-pratica dei destini europei spargendo veleno dalle colonne del Corriere della Sera: "Da continente bianco e monoculturale l'Europa sta diventando multirazziale e policulturale. Non è preparata. A noi tocca educare al pluralismo religioso, etnico, politico e culturale" - reinfierisce contro la ricerca revisionista del vero, trincerandosi dietro la formula "se il mondo potesse essere convinto che Auschwitz non è esistita, una seconda Auschwitz sarebbe più facile" (fantasie certo, anche se nel 1938 il cassandrico padre antifascista "intuì che dietro l'adozione delle leggi razziali c'era il progetto di sterminio. Via dall'Italia, dunque, prima a Parigi, poi a New York. Tullia Zevi studiò, lavorò. Si guadagnò da vivere suonando l'arpa nelle orchestre di Frank Sinatra e Leonard Bernstein").

Si risaldano quindi, e nel modo più chiaro, questione democratica, questione ebraica e questione mondialista.

Ma tornando alla repressione mondialista della Mancino, è obbligo rilevare che, come sempre, l'illuminazione viene da God's Own Country . Prototipo di ogni liberticidio "antirazzista" - dalle leggi francesi Marchandeau 1939 e Pleven 1972 all'italiana Mancino 1993 - è infatti l'americano Rafferty Act.


Varato l'8 aprile 1935 dal governatore Hoffmann del New Jersey, esso, rileva l' "antisemita" Robert Edward Edmondson, da un lato aveva praticamente abrogato l'art. 1 della Costituzione di quello stato, che garantisce ad ogni cittadino la libertà di espressione, e dall'altro, nonostante le enormi pressioni esercitate in sua difesa, era stato dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema del New Jersey il 5 dicembre 1941: "Qualunque persona o gruppo che diffonderà un discorso o dichiarazione, o deterrà allo scopo o con l'intento di distribuire, cedere, far circolare esponendo, o per radio, alla vista di un'altra persona, una dichiarazione, discorso, pronunciamento o cosa stampata o ciclostilata, o emblema, fotografia, vessillo o bandiera che, in qualunque modo, o in qualche sua parte, sia indirizzato a promuovere o promuova o inciti all'ostilità, all'odio o alla violenza contro un gruppo o contro persone residenti in questo stato - a cagione di razza, colore, religione o modalità di culto, sarà condannato per crimine e unito con una ammenda da 200 a 5000 dollari, o col carcere da 90 giorni a tre anni". Sull'onda dell'euforia nata dall'effimero varo del Raffer Act, il 9 gennaio 1936 il senatore ebreo Jacob J.Schwartzwald di Brooklyn tenterà di introdurre nella legislazione dello stato di New York, coi Bill n.163, un duplicato ancora più liberticida.
Il 24 giugno 1939 segue in Francia il Decreto Marchandeau. "La legge che vietava gli scritti e le iniziative razziste fu opera del Fratello Marchandeau" , esulta il massone André Combes, ricordando che già nel 1870, all'epoca del contestato Decreto Crémieux che dava automatica cittadinanza agli ebrei d'Algeria, "la Massoneria francese era sempre stata un ambiente accogliente per gli ebrei .Le logge reagirono positivamente, rinunziarono a chiedere l'abrogazione del decreto, espulsero i pochi massoni antisemiti e fecero arretrare, così dissero, I ' "idra antiebraica" ". Felice di rivendicare ai confratelli la genesi della Marchandeau è anche Herbert Lottman: "[Già nel dicembre 1939] il Consistoire [l'organizzazione centrale degli ebrei francesi] si affrettò a creare un Gruppo israelita di coordinamento di aiuti e protezione. Furono lasciate cadere le precedenti remore contro le manifestazioni pubbliche e il Consistoire si dedicò a iniziative più incisive, oltre a esercitare pressioni sul governo (che furono una delle cause del veto, introdotto nell'aprile 1939, all'incitazione all'odio razziale)".

Quanto alla Pleven, basata su: la Carta onusica del 1945, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 10 dicembre 1948, la Dichiarazione onusica del 20 novembre 1963 sulla "eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale" e la Convenzione internazionale del 21 dicembre 1965 concernente lo stesso soggetto, essa, scrive Christian Lagrave, "ha segnato un grande progresso nell'asservimento del popolo francese ai suoi padroni occulti", ponendosi a simbolo, aggiunge Pierre Lassieur, della "fine della libertà di espressione" .

All'epoca la Pleven, varata dal destrorso governo Pompidou, passa praticamente inosservata, anche in virtù della sapiente scelta di un momento in cui la mente dei francesi è occupata nelle ferie estive (altro artifizio, come quello che approverà la Fabius-Gayssot, è quello di votare in seduta notturna, ove centinaia di deputati assenti delegano il voto a un pugno di colleghi presenti), non provocando dibattiti né proteste: "Coloro che avranno incitato alla discriminazione, all'odio o alla violenza nei confronti di una persona o di un gruppo di persone a motivo della loro origine o della loro appartenenza a una etnia, a una nazione, a una razza, a una religione determinata, saranno puniti con la reclusione da un mese a un anno e con un'ammenda da 2000 a 300.000 franchi. Saranno del pari puniti come correi in un'azione criminosa o delittuosa coloro che con discorsi, scritti o minacce proferite in luoghi o riunioni pubbliche, ovvero con pubblicazioni, disegni, incisioni, dipinti, emblemi, immagini o qualsiasi altro supporto della parola o dell'immagine messo in vendita, distribuito o esposto in luoghi o riunioni pubbliche, ovvere con insegne o manifesti esposti al pubblico, avranno incitato direttamente l'autore o gli autori a compiere le suddette azioni, se tale incitamento ha prodotto effetti" (art. I; corsivo nostro). Chiarissimi gli intenti, non solo "antirazzista" e pro-invasionista, ma anche antirevisionisti: ad esempio, avendo commentato che l'Olocausto si basa su un'odiosa menzogna e una gigantesca truffa perpetrata anche a fini di estorsione finanziaria, il 3 luglio 1981 il professor Robert Faurisson viene condannato, a norma di Pleven, per "diffamazione e incitamento all'odio e alla violenza razziale".

Ancor più, proponendosi di sradicare quanto più completamente i "crimini" razzisti, il legislatore stima opportuno che la ricerca, la segnalazione- denuncia e la traduzione dei "criminali" davanti ai tribunali venga affidata a gruppi di delatori altamente "motivati":
"Tutte le associazioni regolarmente registrate da almeno cinque anni alla data dei fatti, che si propongono per statuto di combattere il razzismo "o di assistere le vittime di una discriminazione basata sulla loro origine nazionale, etnica, razziale o religiosa", possono esercitare i diritti riconosciuti alla parte civile per quanto concerne le violazioni previste dagli articoli 24 (ultimo comma), 32 (comma 2) e 33 (comma 3) della presente legge" (art.48/1; è per tale ragione che infurieranno gruppi quali LDH, LICRA, MRAP e SOS-Racisme) . Rilevi il lettore che le sole "scappatoie" leguleiche concesse dalla Pleven, peraltro acutamente eliminate dalle Tre M, sono costituite dall'aggettivo "determinata" (che nell'ottobre 1996 il progetto di riforma del gollista Jacques Toubon, ministro della Giustizia di Alain Juppé, cercherà di eliminare... tale aggravio della repressione sarà impedito solo dalla mancata rielezione di Toubon nel giugno 1997) e dall'inciso "se tale incitamento ha prodotto effetti".

Quanto ai veri autori dell'Infamia italica, stupenda l'impudenza del Modigliani, presidente dell'apposito intergruppo parlamentare, in un colloquio interebraico riferito da Shalom n.2/1994: "Ho partecipato attivamente in Parlamento alla stesura della nuova legge sulle discriminazioni etniche, razziali o religiose. Posso anzi dire che la commissione che se ne è occupata ha recepito in gran parte le mie proposte [in particolare, per l'estensione della repressione alle "discriminazioni" compiute per "motivi religiosi", prima giuridicamente meno incriminabili in quanto basate, ancor più delle altre, sull'adesione a motivazioni di pensiero]. lo mi sono sentito particolarmente impegnato su questo tema in quanto ebreo, ma i parlamentari della commissione dal canto loro mi hanno riconosciuto una certa maggiore competenza, se non proprio diritto, a trattare l'argomento perché riconoscevano che in quanto ebreo, con alle spalle tutta la storia ebraica, avevo il dovere di testimoniare e di prevenire e perché dobbiamo vaccinare la società contro ogni discriminazione nei confronti di qualsiasi diverso. Questo dovere non può essere confuso con una autodifesa ebraica, in quanto oggi gli ebrei non corrono nel nostro paese proprio alcun rischio, ma riguarda il nostro rapporto con gli immigrati del terzo e quarto mondo" (corsivo nostro).

Singolarmente, come l'opera del Modigliani diviene universalmente nota come "la Mancino" - dal cognome del democristiano ministro dell'Interno, poi assurto a presidente del Senato, cioè a seconda carica dello Stato (il terzo autore dell'infamia è il socialista Claudio Martelli, ministro di Grazia e Giustizia, che porta in dote alla legge la terza M) - così la legge francese antirevisionista Fabius-Gayssot, varata dall'Assemblea Nazionale il 13 luglio 1990, vigilia della ricorrenza della Gloriosa, ed opera dell'ebreo Laurent Fabius e del goy comunista Claude Gayssot, diviene "la Gayssot", concedendo i due classici piccioni con una fava: sollucchero per i goyim, passati all'eponima Storia e all'eletta Riconoscenza, soddisfazione per gli ebrei, defilatisi, a risultato comunque ottenuto, dalla responsabilità degli osceni provvedimenti.

Il 23 marzo 1995 il combattivo sacerdote tradizionalista don Curzio Nitoglia diffonde da Verrua Savoia un comunicato, non ripreso da nessun organo della Libera Stampa Democratica: "L'Istituto Mater Boni Consilii e la sua rivista Sodalitium, assieme a vari avvocati, magistrati e cattedratici, sta formando un comitato per chiedere l'incostituzionalità della "Legge Mancino", in base anche alla lettera dell'allora Ministro degli Interni, che alleghiamo, e ad una intervista dello stesso onorevole Mancino al quotidiano l'unità (25 novembre 1992), nella quale affermava: "Siamo in Italia, la situazione non è esplosiva, e dunque preferirei un disegno di legge. Sono però sollecitato a scegliere il Decreto Legge". "Sollecitato" ! Da chi? E anche questo che occorrerà appurare, mettendo in relazione l'intervista del 25 novembre 1992 con la lettera del 20 giugno 1993". Poiché il lettore già sa da Chi il Nostro fu "sollecitato" (e di quali "Paesi" egli parli), ci limitiamo a riportare la lettera di don Nitoglia a Mancino del primo giugno 1993 e la risposta del Nostro del 20 giugno successivo:
"Onorevole Ministro, sono un sacerdote cattolico ed ho letto sul mensile ebraico Shalom (30 aprile 1993) un articolo sull'intervista che Lei ha rilasciato a Paolo Guzzanti de La Stampa ( 14 aprile 1993). In tale articolo Shalom scrive: "Anche se Mancino non ha pronunciato la parola ebrei né Israele, la descrizione della congiura giudaico-massonica non poteva essere più chiara e palese" (pag.3). Nella lettera che Lei ha inviato alla signora Zevi il 22 aprile 1993 (e riportata da Shalom) Lei scrive: "Mi sono limitato a parlare di reazioni della Massoneria ...........alla politica filo-araba.. ......... ...dell'onorevol e Andreotti. Personalmente. ......... ... non trovo alcuna identità tra Massoneria e finanza internazionale e mondo ebraico; non vedo perciò la ragione della sua reazione" (Shalom, pag.3). Mi perdono se oso scriverle per suggerirle che mi sembra lecito rispondere alla signora Zevi - con pacatezza ed obiettività - che grandi autorità israelitiche e massoniche hanno scritto esplicitamente del rapporto che esiste tra Massoneria e mondo israelitico. Per esempio l'ex rabbino di Livorno Elia Benamozegh ha scritto: "La teologia massonica corrisponde abbastanza bene a quella della Càbala" (Israele e l'umanità, Marietti, Torino, 1990, pag.49). Bernard Lazare, noto scrittore israelita, ha scritto: "E' certo che vi furono degli ebrei alla culla della Massoneria ............ ......... . degli ebrei cabalisti" (L'antisémitisme, Documents et témoignages, Vienne, 1969, pag. 167). L' ebreo convertito al cattolicesimo Joseph Lémann ha scritto: "E' incontestabile che vi sia nel giudaismo predisposizione alla Massoneria" (L'entrée des Israelites dans la société francaise, Avalon, Paris, 1886 [1987], pag. 234). Potrei continuare a lungo con tali citazioni, ma non voglio rubare il Suo tempo prezioso. Forse Lei ha messo il dito nella piaga, ecco la "ragione della reazione" della signora Zevi e della rivista Shalom, che si esprime in tali termini riguardo alla Sua persona: "Uomini politici in preda ad una sindrome dissociativa, visto che lo stesso ministro Mancino varava con procedura d'urgenza la legge contro i Naziskin" (Shalom, pag.1). Tale modo di esprimersi non mi sembra corretto, specialmente nei confronti di un Ministro. Prego per Lei che il Signore le dia luce e forza per vedere chiaro in queste vicende che tanto danno stanno arrecando alla nostra cara Italia, culla del Papato e della Fede Cattolica, sorgenti di ogni bene per il mondo intero. In Jesu et Maria".
risposta
"Gentile don Curzio, trovo molto coerenti con il mio pensiero le opinioni da Lei manifestatemi con lettera dell'1 giugno a proposito della polemica ShalomZevi ed anche altri nei miei confronti. Le buone relazioni tra Paesi suggeriscono prudenza anche a un ministro che nel merito aveva ragione. Grazie per le belle parole di solidarietà che ha voluto indirizzarmi. Con molti cordiali saluti".
Quattro anni dopo, a fine novembre 1999, il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche italiane Amos Luzzatto, mosso dall'affaire romano che vede una bomba-carta esplodere accanto al Museo della Liberazione e un secondo ordigno "antisionista" rinvenuto presso il cinema Nuovo Olimpia a "protesta" contro Un specialiste - Portrait d' un criminel moderne ("Uno specialista - Ritratto di un criminale modemo" dell'israeliano Eyal Siven, olodocumentario selezionato dalle 350 ore di riprese al kidnappingato Adolf Eichmann), incita, tra una istintiva canea politica-giornalist ica e ovviamente per contrastare il "razzismo", a "intensificare gli interventi nelle scuole, organizzare incontri, assemblee, sviluppare gli scambi culturali e rivedere la legge Mancino [in senso più repressivo]. Ma quest'ultimo è mestiere dei nostri parlamentari" (corsivo nostro). In parallelo, ineffabile nell'improntitudine , quanto a "Uno specialista" , all'olo-"memorialis tica" orale spielberghiana The Last Days, "Gli ultimi giorni", 1999 e alla fiction antineonazi American History X, id., di Tony Kaye, 1999, il commento di Ciak gennaio 2000: "Questo proliferare di film legati direttamente o indirettamente all'Olocausto non è casuale, ma nasce da un identico senso di malessere e da un cinema sano e socialmente utile: la necessità di salvaguardare la memoria storica, di opporsi a un pericoloso revisionismo, l'urgenza di fare i conti con i fantasmi dell'intolleranza e del nazismo che tornano a manifestarsi nel nostro mondo".


(34) Specifiche leggi antirevisioniste varano l'Austria il 26 febbraio e 19 marzo 1992, la Germania il 28 ottobre 1994 ampliando l'art.130 del Codice Penale (complessivamente, gli articoli dello STGB Strafgesetzbuch rivolti a reprimere il "delitto di opinione" sono i nn.84, 85, 86, 86a, 90, 90a, 103, 104, 130, 131, 166, 185, 186, 187, 188 e 189), la Svizzera il I' gennaio 1995, il Belgio il 23 marzo 1995 (all'obliqua legge del 30 luglio 1981 "tendant à réprimer certains actes inspirés par le racisme et la xènophobie" segue la più specifica legge "tendant à réprimer la négation, la minimisanon, la justijication ou l'approbation du génocide commi par le regime national-socialiste allemand pendant la seconde guerre mondiale", che per tale "crimine" infligge da otto giorni ad un anno di carcere), la Spagna l'l 1 luglio 1995, il Lussemburgo il 19 luglio 1997 (rifacimento dell'art.457/ 3 del Codice Penale, che colpisce col carcere da otto giorni a sei mesi o con ammenda da 10.000 a un milione di franchi "chi contesta, minimizza, giustifica o nega l'esistenza di uno o più crimini contro l'umanità o crimini di guerra, come definiti nell'art.6 dello statuto del Tribunale Militare Internazionale [... ] e compiuti da un membro di un'organizzazione dichiarata criminale dall'art.9 dei detto statuto o da altro individuo, dichiarato colpevole di un tale delitto da un tribunale lussemburghese, straniero o internazionale" ) e la Polonia nel gennaio 1999. In Canada e in Australia reprimono il pensiero, più subdole, le Human Rights Commissions, dotate di poteri quasi-tribunalizi. In Inghilterra, Italia (a parte un tentativo, abortito, di varare una legge-museruola da parte del primo governo berlusconico nell'autunno 1994), Cechia, Svezia ed Olanda un residuo pudore vieta, per ora, formule di tale brutalità. Anche se alla bisogna intervengono, disinvoltamente riesumate, norme "antifascio- razziste" , "antisobillazione" o "antidiscriminazion e": in Albione il Publie Order Act del 1986, nella Penisola la Legge delle Tre M, a Praga gli articoli 198a e 260 del Codice Penale, a Stoccolma l'art.8 del XVI capitolo del Codice Penale, in Tulipania l'art. 429/4 del Codice Penale.

35) Patrick Gaubert, dentista, nato nel 1948 a Parigi XVI da Ancial Goldenberg di Craiova /Romania, è marito di Eliane Frenkel, ereditiera, immobiliarista e amministratrice degli Etablissements Frenkel, casa di produzione e vendita di tessuti e indumenti, il cui padre Harry è primario importatore "francese" di jeans. Ispiratore del ministro dell'Interno balladuriano Charles Pasqua in quanto "chargé de mission pour la lutte contro le racisme et l'antisémitisme" , l'ex-Goldenberg, è membro d'onore del Mossad e boss della LICRA, della quale nel 1999 diviene presidente subentrando a Pierre Aidenbaum. Presidente del gruppo DAVID Décider et agir avec vigilance pour Israél et la Diaspora, è tra i più feroci militanti sionisti, antirevisionisti e invasionisti.

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